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Convegno pensioni, sanità ed assistenza in tempo di crisi: gli interventi
Alla presenza di circa 70 partecipanti si è svolto oggi, 26 maggio, il convegno UCID di chiusura dell’anno sociale 2011/2012. Dopo il saluto del consigliere ecclesiastico don Marco Cagol e del Vicepresidente nazionale Raffaele Bono, il socio Vilfrido Pitton ha portato i saluti di FEDERMANAGER. Mettiamo a disposizione temporaneamente gli interventi del Presidente UCID, Amedeo Levorato e quelli dell’ A.D. Prometeia Advisor SIM, Davide Squarzoni (intervento) , della Presidente del Fondo Solidarietà Veneto, Vanna Giantin (intervento), del Direttore Generale del FASI, Vincenzo Emiliani (intervento) e del direttore dell’OIC ONLUS Ernesto Burattin (intervento).
Nei prossimi giorni metteremo a disposizione lo streaming video di tutti gli interventi su questo sito.
Intervento del Presidente UCID.
Alcune assenze sono dovute a fattori istituzionali: il Presidente del Senato Schifani è oggi a Padova per la festa della Polizia, convegni vari tra cui quello del PD su disoccupazione e lavoro. Comunque grazie a tutti i presenti.
Il nostro desiderio era riflettere – con l’ultimo convegno dell’anno 2011-2012 sulla crisi finanziaria e il nostro futuro.
L’attuale fase politica ed economica che il paese sta vivendo e’ particolare: ho personalmente la sensazione che, sotto l’incessante velocita’ di Internet e l’evoluzione dei fenomeni economici e finanziari della globalizzazione, il Paese si senta in arretrato in moltissimi ambiti, come la bella addormentata nel bosco che si risveglia dal sonno del debito, e sia impegnato in una tempesta relazionale a recuperare il tempo perduto.
La stagione riprenderà ad ottobre con un grande convegno regionale su Giuseppe Toniolo con la FTTR.
Nel frattempo, il 15 giugno prossimo si terrà all’Antonianum la nostra assemblea annuale per l’approvazione del bilancio, la presentazione del consuntivo annuale e una riflessione sul futuro: un anno dal rinnovo cariche, un nuovo presidente regionale, un momento carico di problematiche e di aspettative.
Torniamo al tema di oggi.
La nostra volontà, dicevo è “fare il punto sulla crisi – non pensavamo certo di trovarci all’apice, ma in un punto discretamente discendente – e pensare al nostro futuro.
E quale migliore modo di pensare al futuro se non pensando alla persona, soprattutto nell’età e nella condizione del bisogno, che invece rappresenta la “normalità’” della condizione umana, in contrapposizione con le ideologie, o meglio le “mode” che pongono l’enfasi sulla gratificazione di sè stessi al di la e oltre le convenzioni sociali, a spese della collettività e del prossimo, come è avvenuto negli ultimi trent’anni.
La droga del debito pubblico ha fatto anche questo: ha convinto che ognuno possa perseguire il proprio benessere ignorando gli altri.
La crisi ci garantisce anche questo improvviso e sgradito risveglio. Persona, dicevamo, in età anziana, persona bisognosa di sicurezze, bisognosa di cure, bisognosa di assistenza. Tutte cose che il “welfare” tradizionale offre con sempre minore gratuità e sempre maggiori complicazioni. Ricordo che due delle maggiori voci che insieme rappresentano quasi metà della spesa pubblica quasi un quarto del PIL sono le pensioni e la sanità.
E proprio su pensioni e sanità vogliamo attirare l’attenzione, dopo il quadro complessivo della crisi che ci verrà disegnato dal dott. Squarzoni.
Mi onoro di essere presidente del fondo pensioni della categoria che rappresento, oltre 120.000 autoferrotramvieri italiani. E come fondo pensione “negoziale”, quello cioè all’interno del quale confluiscono il TFR e i contributi individuali dei lavoratori destinati, come “secondo pilastro” dopo l’obbligatorio a coprire il fabbisogno previdenziale alla pensione, abbiamo prima di tutto il problema dei rendimenti del patrimonio.
Prometeia ci aiuta in questo.
Nuovo welfare dunque. Un nuovo welfare che, anche quando saremo forse finalmente usciti dalla trappola del debito sovrano eccessivo, richiederà una nuova concezione, basata sui concetti di Autonomia, Responsabilità e Sussidiarietà rispetto allo Stato.
Relativamente alle pensioni e alla sanità, è quindi evidente che non si può comprare tutto. Soprattutto non si può comprare tutto con i le poche risorse del primo (vedi il tasso di sostituzione della retribuzione in pensione) e del secondo pilastro, e forse anche del terzo, dato che il tasso di conversione, per chiunque sappia consultare il fascicolo previdenziale, risulta tra il 5 e 6 per cento, una rendita dignitosa richiede un monte contributi pari a 500.000 euro, a condizioni di tranquilla evoluzione dei mercati finanziari.
Gli italiani hanno accumulato 100 miliardi di valore in fondi e casse. Bastano poco più che a generare rendite per 2-3 miliardi, prestazioni del 10 per cento della pensione per 200-300.000 lavoratori.
La dotazione dovrebbe essere da 5 a 10 volte superiore.
Ma i soldi non bastano: dato che i mercati finanziari globali appaiono inaffidabili e instabili, vere e proprie prede della speculazione finanziaria senza regole, appare sempre più evidente che per un welfare che possa vivere nel contesto della crisi occorre introdurre prestazioni “in natura”, prodotte con qualità da entità e servizi organizzate – italiane - che eroghino i medesimi contro pagamenti che producano “valore” per chi lo paga.
Pensioni basate su investimenti di lungo periodo e non con duration d’investimento di 5-7 anni, come ci racconterà la sig.a Giantin, presidente del Fondo Solidarietà Veneto, una delle prime esperienze di fondo negoziale in Italia. Prestazioni sanitarie di qualità e controllate, come ci spiegherà il dott. Emiliani del FASI, un modello di Fondo di Assistenza Sanitaria che ben conoscono i dirigenti, ma che si sta estendendo anche alle imprese.
Residenze assistenziali per l’età anziana e la malattia, come ci verrà spiegato dal dott. Burattin. Vorrei aggiungere un sistema educativo per i giovani In una logica di valori e di principi. Tutto questo si può fare con una azione sussidiaria che aiuti lo Stato e al tempo stesso vi si sostituisca progressivamente in una logica di vitalità ed efficienza della società civile, nel segno proprio di Giuseppe Toniolo, proclamato beato, che sta alla radice della fondazione dell’Università Cattolica.
Un insieme di cose da fare praticamente infinito, richieste dall’impossibilità manifesta di risolvere i problemi continuando a stampare debito ed espandendo il campo d’azione dello Stato.
Si pensi ad esempio all’enorme problema di restituire fiducia e integrità agli intermediari finanziari per gestire il risparmio dei cittadini e delle famiglie… potrà essere tutto come prima?
Giustamente la Pontificia Commissione Giustizia e Pace nell’ottobre scorso chiese “regole” e una autorità per la finanza globale. Le esperienze che mostriamo oggi servono a rendere evidenti gli sforzi necessari a dare vita a questo nuovo welfare. Ritenevamo essenziale questo passaggio per capire le strade virtuose, che spesso vengono oscurate dagli interessi speculativi delle grandi aziende del credito e dell’assicurazione e dalle maglie della insopportabile e inefficiente burocrazia statale, sanitaria e previdenziale, cresciuta in Italia all’ombra del debito. Solo una collaborazione costruttiva tra categorie economiche e lavoratori ed una forte “visione” sugli investimenti di lungo periodo, su prestazioni previdenziali, sanitarie e assistenziali garantite da strumenti normativi statali chiari ed ordinati ma da una iniziativa sussidiaria, associativa, comunitaria, di solidarietà.
Amedeo Levorato Presidente UCID – Sezione di Padova
Inserito in Attività UCID, Economia, Imprenditorialità
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Annuncio convegno UCID del 26 maggio 2012 sulle pensioni – OIC ore 9-13
La crisi finanziaria e la riforma pensionistica stanno cambiando drammaticamente il nostro futuro. Chi ha cominciato a lavorare dopo il 1978 andrà in pensione con il sistema contributivo: andrà in pensione, a seconda dell’età, con un “tasso di sostituzione” dell’ultima retribuzione tra il 40% e il 60%. Cio’ significa che la pensione sarà poco piu’ di metà dell’ultimo stipendio. La situazione varia da caso a caso, da storia contributiva a storia contributiva. Accanto al pilone previdenziale obbligatorio, se ne collocano almeno altri due, basati sull’integrazione collettiva (i fondi negoziali) e sul risparmio (PIP e polizze).
La crisi finanziaria influenza i due piloni integrativi attraverso la perdita di valore dei titoli finanziari e degli immobili, e attraverso la drastica diminuzione del risparmio delle famiglie (dal 16 al 12% in Italia tra il 2008 e oggi) causata dalla mancanza di crescita.
La crisi del debito pubblico comincia ad influire sulla spesa sociale, e soprattutto sulla spesa sanitaria, imponendo a ciascuno di noi di pensare al proprio “futuro sanitario” e di anzianità con cautela, dato che non sempre i figli saranno in condizione di sorreggere le proprie e le nostre esigenze da anziani, e il prezzo delle prestazioni sanitarie e assistenziali cresce via via che la scienza sanitaria si fa più selettiva e aumenta la domanda di qualità della vita nell’età anziana.
Chi vuole rimanere sano ed attivo deve dunque poter disporre dei necessari strumenti finanziari, sanitari e assistenziali.
La crisi economica che investe l’Italia e l’Europa ci propone drammatici interrogativi sul futuro, ma non possiamo evitare di prenderli seriamente in considerazione per pensare alle soluzioni. La soluzione principale – nella tempesta dell’irriducibile debito sovrano dei paesi europei – consiste nel ricercare “strumenti di sussidiarietà”: fondi pensione, sanitari, prestazioni accessorie garantite per assicurare il futuro nostro e dei nostri genitori.
E’ importante non contare solo sulle tradizionali strutture finanziarie ed assicurative per garantire questo futuro; è importante capire le forme e le opportunità dell’autogestione e le risposte che possono essere costruite nel nostro contesto professionale e sociale: per questo abbiamo deciso di chiamare un esperto advisor di Fondi Pensione (il DG di Prometeia Davide Squarzoni, da Bologna), una competente presidente di un Fondo pensione regionale intercategoriale (Vanna Giantin del Fondo Solidarietà Veneto), un esperto nazionale di Fondi Sanitari (Vincenzo Emiliani direttore del FASI, da Roma) e un esperto di tutela sanitaria assistenziale (Ernesto Burattin dell’OIC). Chiuderà i lavori il nostro Past President nazionale UCID prof. Angelo Ferro, che da anni investe il proprio tempo e la volontà nello sviluppare soluzioni finanziarie ed organizzative per valorizzare le risorse umane nell’età anziana.
Vale la pena esserci anche solo per avere consapevolezza di questi problemi che investono la vita nostra e quella dei nostri genitori e figli oggi e sempre più negli anni a venire.
Il sottoscritto e il socio Vilfrido Pitton porteremo i saluti dell’UCID e di Federmanager, insieme ai molti ospiti che già hanno confermato la propria presenza. Ritengo che questo appuntamento costituisca un originale e significativo appuntamento sulla strada della costruzione di una vera sussidiarietà della società civile alla soluzione costosa, pervasiva e oggi in qualche caso deludente, che lo Stato sociale offre attraverso gli istituti previdenziali e la sanità pubblica.
Per confermare la propria presenza La prego di cliccare qui e spedire la mail anche vuota.
Attendiamo numerose adesioni.
Il convegno – l’ultimo della stagione 2011-2012 UCID – inizierà in Sala Pontello alle ore 9.00 con la registrazione partecipanti e si concluderà alle 13.00 con un aperitivo, senza occupare l’intera giornata del sabato che per molti di noi è il momento di stare in famiglia.
I testi delle relazioni saranno resi disponibili in video su Internet tra qualche settimana.
Documentazione: Decreto Salva Italia e cambiamenti alle pensioni
Documentazione: Covip – Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione
Documentazione: Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa
Documentazione: Fondo Solidarietà Veneto
Documentazione: Opera Immacolata Concezione ONLUS
Inserito in Attività UCID, Economia, Mondo Cattolico
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Cercasi politica disperatamente
Credo che la vicenda della Grecia rappresenti il malessere più evidente dell’Europa-che-non-esiste. Esisterebbe l’Europa se un solo politico tedesco, italiano, francese, spagnolo avessero detto “no!”, questo Paese di 12 milioni di abitanti ha deciso un giorno di legare indissolubilmente il proprio futuro all’idea dell’Europa unita, ed oggi questo Paese non uscirà per nessun motivo dall’Euro! Servirebbe questo a “spezzare le reni” alla speculazione finanziaria? Non lo so, ma sicuramente contribuirebbe a ridurre la speculazioni, le incertezze, le ipocrisie della politica europea, che sta dimostrando il fallimento storico dell’idea che ognuno possa pensare per sè, vivendo insieme agli altri. E’ ben chiaro ormai che questa crisi è morale prima che economica. Si puo’ pensare di spendere 3.000 miliardi di dollari per portare la guerra (e la “democrazia” in Irak e Afghanistan…) e contemporaneamente negarne 300 per salvare un Paese europeo dalla fame e dal disastro? Fu cosi’ con la Germania dell’Est? Dopo il 1989 il rilancio della Germania Est costò all’Europa 10 anni di fatiche e di ritardo nell’architettura europea. Chi ha mai detto che fu un errore della Germania Ovest? Eppure le risorse europee andarono a tutta la Germania Est, che certo non era un paese industrializzato, nè un sistema ambientalmente e socialmente sostenibile. Perchè ora non si dovrebbe fare lo stesso per la Grecia, o per la Spagna? Perchè non si riesce a consolidare l’idea che i flussi internazionali di capitale speculativi – la “finanza globale” – vanno regolati con norme adeguate, e prima ancora esercitando un controllo di legalità e legittimità sull’operato delle cinque-dieci banche globali che “turbano” l’economia del mondo intero, delle loro tre Agenzie di Rating, che controllano il 93% del mercato della valutazione degli investimenti? Dopo questa tempesta globale, non occorrerà davvero piu’ “armare gli arsenali nucleari”: la finanza globale ha dimostrato di essere il migliore strumento di sterminio di massa, forse ancora più delle armi.
Nell’ottobre scorso, il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace chiese, inascoltato, in un documento profetico, l’introduzione di un sistema di controllo globale dei flussi finanziari. Non sono la Cina nè l’India nè i BRIC i responsabili di questa situazione: i colpevoli sono tra noi, sono le regole non rispettate (lo vediamo in questi giorni con le vicende bancarie ed assicurative che investono l’Italia) e i controlli non effettuati, per conformismo, disattenzione, azzardo morale, spesso pavidità: chi metterebbe in discussione la propria carriera per andare contro i Tycoon della finanza, i premi Nobel dei derivati, i banchieri con conti a 10 zeri?
Eppure, il nostro mondo si sta accorgendo che non è il conto a dieci zeri che garantisce serietà e competenza, soprattutto responsabilità.
Tornando alla Grecia: oggi in Europa mancano denaro e fiducia. La paura di alcuni che espandere moneta e debito per sostenere la crescita porterebbe inflazione cozza contro una drammatica deflazione: tutto sta diminuendo di prezzo, inclusi gli immobili, i titoli azionari e obbligazionari che rappresentano le nostre pensioni ed il nostro futuro. Il crollo dei prezzi provoca sfiducia, e sfiducia e paura bloccano investimenti ed assunzioni, coinvolgendo drammaticamente anche i paesi emergenti nella crisi. Chi ha detto che rilasciando gradualmente moneta in un sistema in crisi facendo investimenti in infrastrutture, educazione, ambiente invece che salvare le istituzioni finanziarie possa creare inflazione? L’inflazione cresce se non si fanno rispettare le regole, se non si fa valere la legge, se le risorse non si vincolano agli investimenti. Le Autorità finanziarie e statali hanno paura di rilasciare moneta perchè non sanno controllare il sistema. Chi non è in grado di governare deve farsi da parte, la storia insegna che non è mettendo il popolo alla fame che si risolvono i conflitti, anzi, l’esatto contrario. La Grecia non deve uscire dall’Euro: cercasi disperatamente una politica senza incertezze, efficace e solidale.
Amedeo Levorato
Presidente Unione Cristiana Imprenditori Padova
Inserito in Economia, Imprenditorialità, Mondo Cattolico
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Premio “Sviluppo Responsabile in una Società Aperta”, mercoledi’ 16 maggio ore 18.00 Aula Magna dell’Università di Padova
Il 16 maggio si celebra la premiazione del premio promosso dai Rotary Club per uno sviluppo responsabile in una Società Aperta, curato ogni anno da Flavio Zelco. I soci sono invitati a partecipare.
Amedeo Levorato
Presidente UCID Sezione di Padova
Inserito in Attività UCID, Economia, Imprenditorialità
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UCID: 12 maggio 2012 Assemblea e Consiglio Direttivo Gruppo Veneto
Si è svolta presso la sede dell’UCID di Padova, al Centro ricerca Giuseppe Toniolo in Zona Industriale di Padova, l’assemblea del Gruppo Veneto dedicata al rinnovo delle cariche in esito a sei anni di presidenza dell’Ing. Raffaele Bono, che è anche Vicepresidente nazionale. A ricevere i componenti del Gruppo Veneto c’era Don Mario Doriguzzi, consigliere ecclesiastico del Gruppo, che ha condotto una riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa. Nel corso della sua relazione, l’ing. Bono ha ripercorso l’attività svolta nei convegni e nelle attività dell’ultimo triennio, con particolare riferimento all’ultima fase in cui ha incontrato, in oltre trenta visite, tutto il territorio del Veneto per la verifica delle attività svolte dalle sezioni, la predisposizione del documento sottoposto alla Conferenza Episcopale del Triveneto in occasione del Convegno Ecclesiale Aquileia 2, svoltosi a Grado il 12-13-14 aprile scorso. L’ing. Bono, ringraziando per la collaborazione il prof. Erasmo Santesso e gli altri componenti del Gruppo Veneto, ha ricordato il documento e il progetto di formazione predisposto e illustrato all’arcivescovo di Trieste Mons. Crepaldi, responsabile della Conferenza Episcopale del Triveneto per la pastorale sociale. Ha poi illustrato, sezione per sezione, le attività in corso e le iniziative volte a rilanciare un progetto condiviso per l’UCID Veneto. Ha ringraziato Don Mario Doriguzzi, che si è congedato per i molteplici impegni parrocchiali e diocesani a Belluno, per l’assistenza svolta in questi sei anni al Gruppo Veneto.
Si è poi tenuta l’assemblea per l’approvazione del bilancio e il rinnovo delle cariche del Gruppo Veneto, e il Consiglio Direttivo da cui è emersa una proposta unitaria costruita dal Presidente uscente Bono con il consenso di tutte le sezioni provinciali, dal seguente esito: Presidente regionale Veneto per il triennio 2012-2015: Adriano Tomba (presidente della sezione di Verona), Vicepresidenti Erasmo Santesso (BL), Enrico Bettiol (TV) e Amedeo Levorato (PD), tesoriere regionale Ilaria Agnoletto, Segretario regionale Fabio Dal Seno, vicesegretario Romano Dorigatti. Revisore dei conti Flavio Zelco. La sede del Gruppo Veneto rimane presso l’Opera Immacolata Concezione di Padova.
Nella sua prolusione finale, il Presidente Tomba ha assunto l’impegno di “mettere in relazione” tutte le Sezioni e operare – anche nell’ambito dell’altra esperienza da egli condotta, il “Festival della Dottrina Sociale della Chiesa” affinchè l’UCID possa esprimere appieno le proprie potenzialità. Ha ricordato la disponibilità di Mons. Vincenzi di Verona ad assumere il compito di consigliere ecclesiastico dell’UCID Veneto, ricoprendo già quello di viceconsigliere ecclesiastico di quello nazionale. Ha presentato le attività e le proposte della sezione di Verona, offrendo la disponibilità dei giovani del gruppo ad animare il gruppo Veneto.
Al termine l’assemblea, insieme al Prof. Angelo Ferro past president nazionale, ha ringraziato Raffaele Bono, Ettore Polimeno, Romano Dorigatti e Don Mario Doriguzzi per l’impegno prestato all’UCID in tutti questi anni, augurandosi di poter contare ancora sulla vitalità, spirito di sacrificio e iniziativa del gruppo.
Amedeo Levorato, Presidente UCID Padova
Organigramma eletti dell’Assemblea del 12 maggio 2012: Gruppo Veneto
Inserito in Attività UCID, Dottrina Sociale della Chiesa, Mondo Cattolico
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Dirigenti, in soli tre anni persi centomila posti
ROMA: La crisi non risparmia i dirigenti delle aziende, la scure dei licenziamenti si è abbattuta pesantemente sui manager che dal 2008 al 2011 sono passati da 500mila a 396mila unità. Sono oltre 100mila quindi coloro che hanno perso il posto di lavoro, secondo quanto emerge dal confronto dei dati Istat. Un saldo negativo di dimensioni preoccupanti, considerando che molti ex dirigenti non riescono poi a trovare un posto di lavoro adeguato alla loro qualifica. Da dirigenti spesso si diventa collaboratori esterni, consulenti: «Solo una parte limitata di dirigenti – commenta il presidente di Federmanager Giorgio Ambrogioni – riesce a collocarsi con la stessa qualifica. Alcuni sono costretti ad accettare il ritorno alla posizione di quadro. Sono ancora di più quelli che diventano manager atipici, ovvero una sorta di co.co.pro o partita Iva». Ma questo è quanto accade ai più fortunati, perché anche in questo particolare settore di lavoratori i disoccupati cominciano ad essere moltissimi. E spesso nel silenzio generale: i manager infatti sono licenziabili in qualunque momento e non hanno una reale copertura sindacale. «Il problema – prosegue Ambrogioni – è che ci sono migliaia di colleghi tra i 45 e i 50 anni che sperimentano il dramma della disoccupazione, visto che è sempre più difficile ricollocarli in un mercato fermo». Ma quali sono le cause, visto che si sta parlando di un taglio del 20,8 per cento in tre anni? Secondo Federmanager una parte della cura dimagrante da parte delle aziende è giustificabile «perché negli anni ’80-90 la categoria si era gonfiata. Ma ora stiamo passando all’anoressia». Aziende che si privano di professionalità forti, e con loro, di buste paga “pesanti”: «Alla base non c’è solo la crisi economica – spiega Federmanager – ma anche altri processi che l’hanno accompagnata. Le ristrutturazioni con le aziende che tendono a diventare sempre più piccole, in controtendenza a quello che occorrerebbe. Poi le grandi imprese che snelliscono gli organismi dirigenziali per risparmiare, le delocalizzazioni all’estero di tante realtà produttive che negli anni scorsi erano in Italia». Federmanager si sta muovendo insieme a Confindustria per cercare di tamponare la tremenda “emorragia” in questo settore. «Stiamo lanciando e finanziamo – dice Ambrogioni – un progetto che vede i nostri dirigenti disoccupati mettersi a disposizione delle piccole e medie imprese che si fanno avanti per attività di coaching, formazione nei confronti del piccolo imprenditore, dei suoi dipendenti. Perché – conclude il presidente di Federmanager – siamo convinti che questa espulsione di dirigenti anche bravi sia una perdita di valore per il sistema Paese»
Riportiamo l’articolo da: Paolo Carletti sul Mattino di Padova del 7 maggio 2012
Inserito in Economia, Imprenditorialità, Morale e Società
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