Presentazione del libro “Quando si faceva la Costituzione…”, 8 aprile 2011

Con la collaborazione dell’UCID di Padova, e grazie all’impegno del socio Matteo Segafredo, si è svolto nel Palazzo della Ragione di Padova, l’8 aprile 2011 alle ore 18.00, la presentazione del libro “Quando si faceva la Costituzione, storie e personaggi della comunità del porcellino”, di Telemaco Portoghesi Tuzi e Grazia Tuzi, edito da “Il Saggiatore”.

Riportiamo di seguito il bell’articolo scritto sul “Mattino di Padova” da Mario Bertolissi sull’argomento.

“Italia, una repubblica fondata sul lavoro”

Paolo Prodi ha definito così l’esperienza della Comunità del porcellino, nata l’11 giugno 1947, in via della Chiesa Nuova, numero 14, una traversa di Corso Vittorio Emanuele, in un edificio della vecchia Roma: “elementi di una piccola vicenda che ha contribuito a costruire la grande storia”. La grande storia è quella dei primi cinquant’anni di vita della Repubblica e, soprattutto, quella della ricostruzione di un’Italia uscita stremata dalla guerra, ma contaminata dall’ardore della speranza.

Determinata ad agire da idealità anche in conflitto, perché legate a modi diversi di intendere e concepire prospetticamente lo sviluppo delle vicende umane, addirittura all’interno di esperienze e programmi che avevano un fondamento in comune: la lezione evangelica. La prima persona a essere ospitata dalle sorelle Laura e Pia Portoghesi fu Laura Bianchini, insegnante bresciana, cattolica e antifascista, deputata alla Costituente e nella prima legislatura. Si aggiunsero Angela Gotelli, deputata di La Spezia, e Giuseppe Criconia, funzionario dell’Iri a Roma. E poi altri personaggi, destinati a svolgere all’interno e fuori delle istituzioni un ruolo centrale nella società italiana: Giuseppe Dosetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Giuseppe Glisenti, Giorgio La Pira…
Nel salotto rosso furono pensati e scritti alcuni articoli della Costituzione: della parte prima, che definisce la forma di Stato, concepita come strumento di elevazione materiale e spirituale della persona. Corrispondeva, tutto ciò, ai fondamenti di una rinnovata convivenza civile delineati da Dossetti attraverso la rivista “Cronache Sociali” (nata nel 1947, cessò nel 1951), che diede risalto, da un lato, a una analisi razionale della realtà politica e, dall’altro, a una concezione della politica come servizio e non come potere.
Ricordate così, in estrema sintesi e con linguaggio inevitabilmente burocratico, queste idee, essenziali allora ed ancora più ora, trovano la loro più schietta, naturale e limpida collocazione nel volume di Telemaco Portoghesi Tuzi e Grazia Tuzi, dal titolo: “Quando si faceva la Costituzione. Storie e personaggi della Comunità del porcellino”, edito da “il Saggiatore”, che dà conto innanzi tutto di una atmosfera umana e culturale suggestiva. Pensieri grandi, intuizioni profetiche, che a ragione potevano suscitare – come hanno suscitato – aspre critiche, formulate da chi militava nel medesimo partito politico, la Democrazia cristiana, in nome di visioni del mondo diverse e di una percezione di che cosa era e poteva essere il potere quando lo si fosse dovuto esercitare. Chi più colpisce – nella carne, oltre che nell’intelletto, se si è uomini che guardano alla sofferenza umana – è Giorgio La Pira. Ho vissuto abbastanza per averlo visto criticato e finanche deriso.
Visionario – si disse – come può essere chi sa tradurre nella propria vita un imperativo categorico dotato di una formidabile moralità, resa concreta nella pratica vera della povertà individuale e in un’etica pubblica priva di compromessi. Qualcuno vorrebbe modificare l’articolo 1 della Costituzione, là dove afferma che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Meglio scrivere che è “fondata sulla libertà”.
Davvero?
Nel libro che ho tra le mani – ne discuteranno, oltre al sottoscritto, Flavio Zanonato, Giuseppe Zaccaria, Paolo Doni, Lorenza Carlassare e Franco Pizzetti, venerdì 8 aprile, alle ore 18, nel Palazzo della Ragione (con ingresso dal Municipio di Padova) – si legge: “Secondo La Pira, d’altra parte, il rapporto di lavoro, fondamento del pane quotidiano e autentico titolo di partecipazione del lavoratore alla vita sociale, tocca la radice stessa della persona, della famiglia, della società umana e della vocazione soprannaturale cristiana”. Proprio così, per non ricordare – con un antico brocardo – che “homo sine pecunia imago mortis”. L’uomo senza denaro è l’immagine della morte”.
Altro che libertà!

Intervento sul Mattino di Padova di Mario Bertolissi, 7 aprile 2011

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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