Primo maggio sulla “Difesa del Popolo” di Padova, 29 aprile 2011

Risposte per la ripresa

Anche quest’anno è difficile parlare del lavoro e della festa che lo rappresenta senza fare i conti con la crisi. Certo rispetto a un anno fa le cose sembrano andare meglio: trainato dall’export il prodotto interno lordo è tornato a salire, seppure di poco, e l’ascesa della disoccupazione sembra essersi per ora arrestata all’8,4 per cento, in leggera diminuzione rispetto a un anno fa.
Non è però il momento di cantare vittoria, anche se per ora sembra evitato il pericolo di una ristrutturazione del debito, come si paventa invece per i cosiddetti Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Rimangono i problemi della crescita, dei salari scarsi e, soprattutto, della bassa e sottoqualificata occupazione giovanile e femminile.
Un dato particolarmente preoccupante è quello sul tasso di occupazione: secondo i dati in Italia ci sono oggi poco più di 22 milioni 800 mila persone con un lavoro regolarmente retribuito, vale a dire appena il 56,7 per cento dei cittadini tra i 15 e i 64 anni (64 per cento circa in Veneto in base ai dati Istat). La percentuale è tra le più basse di tutto l’Occidente, addirittura inferiore rispetto a quella della Spagna, dove pure la disoccupazione si avvicina al 20 per cento, e per spiegarla non bastano forse nemmeno le stime sul lavoro nero e i pensionamenti facili degli anni passati.
I Lavoratori, con la elle maiuscola, sono in via d’estinzione? Forse bisognerebbe riflettere sulle prospettive di un paese che sembra non aver bisogno proprio delle sue forze più fresche e più istruite. Un paese dove il Sud non è mai decollato e dove la quasi metà delle donne, pur raggiungendo nelle scuole e nei concorsi pubblici risultati migliori rispetto ai colleghi maschi, non osa nemmeno cercare un lavoro.
Dai dati rischia insomma di venir fuori l’ennesima conferma dell’Italia come paese congelato, dove per emergere e progredire è necessario ben altro rispetto alla competenza e alla voglia di fare. Dove il concetto di lavoro vive una crisi morale, ancora prima che economica.
Che dire degli scandali che continuano a succedersi suscitando ormai solo indifferenza e facendo emergere che l’unico, vero “ascensore sociale” sono le parentele, il colore politico e tutt’al più la “compiacenza” al potente di turno? Un paese dalle tante caste, grandi e piccole, ognuna tesa a proteggere i propri privilegi. Strano destino per una nazione che dichiara fin dal primo articolo della sua costituzione l’importanza del lavoro…
Ma le ricette per uscire dalla crisi esistono e le prime risposte iniziano a muoversi con efficacia.
A individuarle e a metterle in pratica è il territorio, con la caparbietà di imprenditori e lavoratori, insieme alla spinta di sindacati, associazioni di categoria e altri protagonisti della vita civile.
Perché chi si arrende è perduto e il Nordest non è abituato a questo, ma a rimboccarsi le maniche, fare squadra e andare avanti.

Cisl Padova

Urge la riforma fiscale
Anche per dare un forte segnale d’impegno
L’Italia si dibatte ancora tra le paure di una crisi del debito e qualche tiepida speranza di ripresa, e le cose non vanno tanto meglio neppure nel laborioso Nordest, se è vero che in Veneto negli ultimi anni la disoccupazione è aumentata in proporzione più che nel resto del paese, passando dal 3 per cento del 2007 al 6,3 dell’ultimo quadrimestre del 2010 (dati Istat). Questo significa che nella sola provincia di Padova sono oggi 10 mila gli occupati in meno rispetto al 2008 (dati Confindustria Padova).
Destano particolare preoccupazione i dati sulla cassa integrazione, passata in Veneto da 16 milioni e 429 mila ore del 2008 a 124 milioni e 817 mila dello scorso anno, anzitutto a causa dell’esplosione della cassa straordinaria e di quella in deroga previste per le aziende che versano in condizioni particolarmente gravi (elaborazione Confindustria Padova su dati Veneto lavoro e Inps). Nei primi mesi del 2011 il ricorso alla Cig è calato, restando comunque ben al di sopra dei livelli di guardia.
Se insomma il peggio sembra per tanti versi essere passato, quello che pare ancora mancare è una prospettiva chiara per uscire dalla crisi, come sottolinea Adriano Pozzato, dal 2008 segretario generale della Cisl di Padova.
Ci aspetta ancora un lungo periodo di stagnazione economica oppure ne stiamo uscendo?
 «La crisi internazionale che ha colpito il nostro paese a partire dall’autunno 2008 era figlia della bolla speculativa americana ed è all’altra parte del mondo che dobbiamo guardare per capire se siamo fuori dal guado. Gli indicatori macroeconomici, in particolare la prima trimestrale 2011 sul pil, dicono che l’America è tornata ai livelli precrisi».
E nel nostro paese?
«Stiamo risalendo la china grazie soprattutto all’export, ma i consumi interni e l’economia nazionale non hanno ancora recuperato il terreno perduto. Il nostro paese si ritrova infatti a dover affrontare gli stessi problemi che hanno caratterizzato la stagione precedente la crisi: scarsa efficienza del sistema infrastrutturale, costi eccessivi della burocrazia, produttività di gran lunga inferiore a quella delle nazioni leader a livello comunitario e un vecchio sistema fiscale, che genera una tassazione troppo elevata e non riesce a intercettare le sacche di evasione ed elusione».
Quali sono le vie per reagire?
«Servono riforme bipartisan che una classe politica divisa e litigiosa non è fin qui riuscita a realizzare. È anche il quadro dei sistemi aziendali che va profondamente modificato; i ”piccoli”, sia nel pubblico che nel privato, devono mettersi assieme per guadagnare forza, competitività e professionalità, e va introdotta rapidamente anche la logica delle relazioni industriali partecipative. Occorre poi trovare la forza di ristrutturare un sistema pubblico costruito su troppi livelli amministrativi e che continua a drenare una quantità impressionante di risorse. Vanno tagliati i costi della politica, eliminati sprechi e prebende agli amici degli amici. Vanno individuate soluzioni virtuose in grado di garantire maggiore efficienza a minor costo. Ci si scontra però con la drammatica carenza di risorse, che possono essere recuperate soltanto attraverso una revisione complessiva del sistema fiscale».
Un dato preoccupante è stata l’esplosione del ricorso alla cassa integrazione, finanziata con i Fas (fondi per le aree sottoutilizzate). Adesso che questi finanziamenti stanno per finire che cosa si potrà fare per i lavoratori delle aziende in difficoltà?
«Chi si ferma ai Fas come risolutivi per gli ammortizzatori sociali rischia di farlo in malafede, perché la vera questione è l’entità delle risorse a disposizione. Noi sosteniamo che è fondamentale che i 9 miliardi di risorse recentemente recuperate con la lotta all’evasione fiscale vengano utilizzati dal governo nel migliore dei modi. Con 3 dei 9 miliardi di euro vanno rifinanziati gli ammortizzatori sociali, la parte restante va utilizzata in investimenti ed incentivi allo sviluppo. È questa la ricetta vincente per il sostegno alla flexicurity (la sicurezza per il lavoratore flessibile ndr) e per il rilancio della nostra economia, alla quale serve un’energica sferzata con una guida migliore rispetto a quanto è stato fatto fino a ora. Regione, provincia e comuni devono anch’essi fare la propria parte favorendo percorsi virtuosi verso la ripresa».
In che modo?
«Dando assoluta priorità alla lotta all’evasione fiscale e contributiva. Basta con la logica dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia: diventino veramente protagonisti agendo e collaborando con le agenzie fiscali e la guardia di finanza, realizzando protocolli operativi, costituendo i consigli tributari e applicando una forte politica contro la concorrenza sleale e per il recupero di troppe risorse ancora oggi derubate alle comunità».
inchiesta di Daniele Mont d’Arpizio

Acli

Dal 2010 circa 800 persone sono state riqualificate
La risposta per la ripresa delle Acli è improntata, secondo tradizione, soprattutto ai servizi e al sostegno dei lavoratori, senza tralasciare il profilo educativo.
Per la formazione e la riqualificazione professionale c’è innanzitutto l’Enaip, l’ente regionale di formazione professionale, mentre per quanto riguarda l’attività di ascolto e accompagnamento personale e sociale vanno segnalati i Punti famiglia, finanziati con i contributi del 5 per mille (www.aclipuntofamiglia.it). Il progetto è partito dalla constatazione che in molti casi le persone più colpite dalla crisi provengono dalla classe media, e quindi spesso fanno fatica a chiedere aiuto ai servizi sociali e alla Caritas.
I centri non sono dedicati direttamente alle opportunità lavorative, ma di fatto costituiscono anche una finestra per entrare in contatto con i servizi delle Acli: «Con quest’iniziativa abbiamo scelto di puntare sulla famiglia – dice Marco Ferrero, presidente dal 2007 della sezione padovana – perché siamo convinti che in Italia, a causa della carenza di politiche sociali e per il lavoro, la crisi si stia scaricando soprattutto sulle famiglie, che spesso rappresentano di fatto l’unico sistema di welfare disponibile».
Oltre a questo le Acli stanno svolgendo attività specifiche a favore dei cassintegrati veneti, in adesione a una proposta innovativa della regione: dall’estate del 2010 a oggi circa 800 persone sono state accolte e seguite, tramite il bilancio competenze e l’accompagnamento ai servizi, in percorsi personalizzati di riqualificazione e di formazione.
Spesso, inoltre, il problema del lavoro si aggancia a quello della necessità di adattare il bilancio familiare a stili di vita necessariamente diversi, e qui interviene allora la Lega consumatori, un altro ente della galassia Acli che aiuta gli utenti a un’analisi e a una razionalizzazione del bilancio familiare: «La sensazione è che la crisi, nonostante qualche segnale di ripresa, non passerà velocemente, e che difficilmente porterà in breve tempo al recupero completo di tutti i posti di lavoro e del livello di salario persi – conferma Ferrero – In molti casi i lavoratori non possono accontentarsi di aspettare, ma devono reinventarsi da un punto di vista professionale, e riconsiderare anche il proprio stile di vita».
Per il resto le Acli padovane continuano nelle loro innumerevoli azioni di supporto a favore dei lavoratori, quasi sempre in dialogo con le istituzioni e il territorio: «Da molto tempo coltiviamo con i sindacati dei luoghi di dialogo e condivisione delle strategie, soprattutto su terreni specifici come quello dell’immigrazione – conclude Ferrero – In questo campo ormai da più di dieci anni abbiamo dato vita, assieme a Cgil, Cisl, Uil e alla Caritas, all’esperienza di Migranti onlus (www.migrantionlus.it), che è stata l’antesignana del sistema integrato di servizi per gli stranieri nell’ottica di una strategia comune per l’inclusione e l’inserimento nel territorio. Si tratta della possibilità di trovare punti di unione su problemi concreti, in un momento in cui gli stessi sindacati appaiono spesso divisi sul tema delle strategie industriali da attuare».

Ucid

La proposta: per i giovani sgravi fiscali e contributivi
Per Amedeo Levorato, dal 2010 presidente dell’Ucid di Padova, una nuova fase di crescita è alle porte, l’importante è saperla cogliere: «I dati dicono che da settembre dell’anno scorso c’è stato un recupero fortissimo del commercio internazionale e delle esportazioni. Siamo però ancora nella fase iniziale e le risorse finanziarie sono attratte dagli investimenti piuttosto che dai consumi». La ripresa quindi c’è; per crescere però bisogna sciogliere nodi come quelli della burocrazia, dell’eccessiva oppressione fiscale e del numero enorme di leggi.
Per Levorato, una storia da imprenditore e consulente d’impresa prima di passare a presiedere Aps holding spa, l’azienda municipale di servizi di Padova, l’emergenza da affrontare è soprattutto culturale: «In Italia scontiamo il fatto di avere una classe dirigente che non è abituata ad affrontare situazioni complesse e pericolose come l’attuale. E non mi riferisco solo alla politica, ma ad esempio anche agli imprenditori, ai professionisti e al mondo dell’istruzione e dell’educazione».
Quello che serve è una rinnovata etica pubblica e d’impresa, che faccia riscoprire il senso e la peculiarità del concetto di dono, richiamato da papa Benedetto XVI nella Caritas in veritate: «L’imprenditore non può e non deve badare esclusivamente ai suoi profitti, e nemmeno solo a quelli dei suoi dipendenti: una parte di ciò che si guadagna deve essere indirizzata alla società, sotto forma di donazioni e di finanziamenti al sociale».
A questa battaglia l’Ucid partecipa soprattutto tramite attività di promozione culturale, con l’organizzazione incontri e convegni, la redazione di documenti e proposte (per approfondimenti ucidpadova.wordpress.com). Una proposta concreta su tutte: integrare i salari dei giovani lavoratori attraverso un consistente sgravio fiscale e contributivo, che magari possa essere poi ripagato a fine carriera.
Il terreno privilegiato su cui lavorare maggiormente rimane però quello etico: «In Italia il sistema di regole si è purtroppo completamente allentato. L’ubriacatura del debito pubblico degli ultimi trent’anni ci aveva convinti che esistevano risorse illimitate e che lo stato poteva accontentare tutti, indebolendo in questo modo la responsabilità individuale. La corruzione è stata figlia di questo sistema».

Confindustria e sindacati

Progetto bilaterale
Un piano straordinario da 1 milione di euro per la formazione e il reimpiego di 200 lavoratori in mobilità della provincia di Padova: è l’azione congiunta messa in campo dall’accordo bilaterale Confindustria Padova, Cgil, Cisl e Uil provinciali, nel tentativo di dare una risposta concreta delle parti sociali al tema del lavoro e dell’occupabilità in un’area del Nordest che ha pagato un conto salato alla crisi, ma che nel 2010 ha arrestato l’emorragia di posti (meno 3,9 per cento le cessazioni) e ha ripreso timidamente ad assumere (più 4,1).
Il progetto “Nuove competenze per l’occupabilità” è stato avviato lo scorso dicembre da Fòrema, l’ente per la formazione di Confindustria Padova, e ha la durata di un anno.
I lavoratori coinvolti saranno 200, la maggior parte di età compresa tra i 35 e i 50 anni. In particolare saranno attivati 22 corsi gratuiti per formare o riqualificare dieci figure professionali scelte sulla base dei fabbisogni espressi dal mondo produttivo: tecnico sviluppo prodotto, esperto del processo produttivo, tecnico progettista Cad, addetto alla gestione paghe, contributi e alla contabilità generale, esperto in bilancio e controllo di gestione, tecnico del commercio con l’estero, addetto alla reception, segreteria e front office, operaio specializzato, operaio generico, operatore commerciale.
La durata dei corsi va da 2 a 3 mesi (250-300 ore) durante i quali i partecipanti sono affiancati da un tutor con il compito di seguirli in aula e nella ricerca attiva di opportunità di reimpiego.
Per la prima volta le competenze professionali acquisite saranno inoltre registrate nel libretto formativo del cittadino, introdotto dalla legge Biagi del 2003 ma il cui utilizzo è però ancora sperimentale, che permette la certificazione delle competenze in maniera univoca e riconosciuta a livello europeo. I primi corsi sono già avviati e si concluderanno entro l’anno.
Fino al 28 iniziative culturali sul lavoro
Anche la diocesi di Padova si prepara da tempo a dare il proprio contributo alle iniziative in occasione del 1° maggio, in particolare tramite l’ufficio per la pastorale sociale e del lavoro che ha predisposto un ricco programma di iniziative ed eventi.
Una serie di appuntamenti sotto lo slogan “Lavoro a misura di comunità”, attraverso vari linguaggi e modalità comunicative, intende dar voce al mondo del lavoro e a chi il lavoro purtroppo non ce l’ha, anche a causa della crisi economica.
Il primo appuntamento si è svolto lo scorso 14 aprile con lo spettacolo “Sensi di fatica. Il lavoro raccontato dall’arte”, messo in scena presso gli stabilimenti di una grande azienda nei pressi di corso Stati Uniti, e seguito dalla messa celebrata dal vescovo Antonio nella cappella di San Giuseppe lavoratore di giovedì 28 aprile, nell’ambito della visita alla zona industriale.
Per quanto riguarda le prossime iniziative martedì 10 maggio sarà la volta della proiezione del film We want sex (alle ore 20.45 al Multisala Mpx, via Bonporti 22): è la storia di un gruppo di operaie inglesi che si batterono per la parità di diritti tra uomo e donna sul lavoro.
Domenica 15 maggio, alle ore 15.30 presso il centro parrocchiale Sacro Cuore a Padova, avrà luogo la presentazione del libro La mia vita in bianco e nero… di Silvano Weber: una storia di lavoro e lavori nel Veneto del boom economico.
Sabato 21 maggio, presso l’Opera Immacolata concezione alle 9.30, si terrà un convegno a cura dell’Ucid di Padova, sul tema “Azzardo morale, conflitto di interessi, corruzione nella società italiana: la posizione dei cattolici”. Infine sabato 28 maggio, in sala Paladin a palazzo Moroni, avrà luogo alle 15.30 l’iniziativa “Parole di lavoro in libertà, una staffetta di lettura sul lavoro”. Si tratta dell’evento anteprima del Festival della comunicazione, che si terrà a Padova dal 3 all’8 giugno.
La Difesa del Popolo del 29 aprile 2011 – Daniele Mont D’Arpizio

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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