Rapporto di previsione Prometeia, gennaio 2013 e altre notizie economiche

Indicatori dell’economia internazionale

2011

2012

2013

2014

2015

Commercio mondiale

7,2

2,6

4,0

6,5

6,1

Cambio €/$

1,39

1,29

1,53

1,35

1,35

Petrolio Brent

111,6

112,1

112,3

113,5

112,0

PIL
USA

1,8

2,3

2,1

2,3

2,5

UEM

1,5

-0,4

-0,2

1,2

1,3

Germania

3,1

0,9

0,4

1,5

1,7

Italia

0,6

-2,1

-0,6

1,3

1,4

Cina

9,3

7,8

8,1

8,4

8,1

Prezzi consumo
USA

3,1

2,3

2,1

2,4

2,4

UEM

2,7

2,5

1,6

1,8

1,8

Germania

2,5

2,2

1,5

1,7

1,6

Italia

2,8

3,0

1,8

1,9

1,9

Cina

9,0

3,5

2,7

1,7

3,5

Indicatori dell’economia italiana

2011

2012

2013

2014

2015

PIL

0,6

-2,1

-0,6

1,3

1,4

Importazioni beni servizi

1,2

-7,4

-0,2

5,1

5,3

Esportazioni beni servizi

6,7

1,8

2,1

4,1

4,5

Spesa famiglie

0,1

-4,1

-1,5

0,7

1,1

Spesa AP

-0,8

-1,0

-1,3

-0,3

0,5

Investimenti macchinari attrezzature mezzi

-0,5

-11,3

-2,7

4,5

4,6

Investimenti costruzioni

-2,1

-6,9

-2,6

1,3

1,7

Domanda interna totale

-0,9

-4,7

-1,3

1,4

1,5

Occupazione totale

0,1

-1,2

-0,9

0,4

0,7

Disoccupazione

10,1

11,4

12,0

11,7

11,4

Indice prezzi al consumo

2,8

3,0

1,8

1,9

1,9

Indice produzione industriale

0,2

-6,3

-1,7

2,7

3,1

Debito pubblico

120,7

127,1

128,2

125,2

121,9

Pressione fiscale

42,6

44,4

44,8

44,4

44,2

Rete Imprese Italia, 21 gennaio 2013

Reddito che si erode a passo record, imprese che chiudono con una frequenza inarrestabile, credito concesso con il contagocce. Sono solo alcuni degli elementi alla base dell’iniziativa di Rete Imprese Italia, che ha proclamato per il 28 gennaio una giornata di mobilitazione nazionale.
Secondo lo studio presentato ieri a Roma, il reddito di ogni italiano nel 2012 è calato del 4,8%, perdendo in valori assoluti 879 euro. Rete Imprese Italia prevede inoltre un ulteriore calo nel 2013, con un reddito procapite pari a 16.955 euro (erano 17.337 euro nel 2012). Per tornare a un livello simile occorre fare un balzo indietro di 27 anni, al 1986.
Un balzo evidente all’indietro lo hanno compiuto anche i consumi reali pro capite, scesi al livello del 1998 con poco più di 15.500 euro, ben lontani dal picco del 2007 (17.121 euro). Nel 2012, la pressione fiscale è salita al 56% e la burocrazia ha mostrato ancora il peggio di sé rendendo più complicata l’attività di impresa con 120 adempimenti fiscali e amministrativi all’anno, uno ogni 3 giorni. Occorrono un anno e otto mesi per una sentenza di fallimento e di insolvenza, contro i 12 mesi del Regno Unito e i 14 della Germania. Dati ancora peggiori se si guarda ai giorni di attesa della sentenza per far rispettare un contratto: 1.210, contro i 390 della Francia, i 394 della Germania e i 399 del Regno Unito. Ben noto, poi, il ritardo nel pagamento dei crediti della Pa verso le imprese: 180 giorni, il triplo della Francia, sei volte il dato tedesco.
Resta drammatica la situazione del credito. «Nell’ultimo anno – dice Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia – il sistema del credito ha ridotto di 32 miliardi l’erogazione di finanziamenti alle aziende». E cresce il numero di imprese che gettano la spugna. Nel 2012, da gennaio a settembre il saldo tra iscrizioni e cessazioni, per quanto riguarda i servizi di mercato, è di -53.234, mentre per l’artigianato è di -16.912 a fronte di un saldo che nell’analogo periodo del 2011 era stato rispettivamente di -41.347 e di -10.179. «Occorre reagire – dice Sangalli – per evitare di continuare ad avvitarci in questa perniciosa spirale recessiva e tornare a crescere il più velocemente possibile.

Rapporto ISTAT, 21 gennaio 2013

L’Italia fotografata dall’Istat nell’ultimo rapporto è ancora un Paese in piena crisi: nonostante alcune note positive, il mercato del lavoro continua a pesare, con i dati sull’inattività e sull’occupazione che ci vedono tra i peggiori in Europa.

Nel 2011 risulta a lavoro solo il 61,2% delle popolazione tra i 20 e i 64 anni, più indietro ci sono solo l’Ungheria e la Grecia; mentre sul tasso d’inattività che misura chi non ha un posto né lo cerca, tocca il 37,8%, il più elevato dopo quello di Malta. Ecco che i poveri superano gli otto milioni, corrispondenti all’11% delle famiglie, tra loro ben 3,4 sono le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta.

Inoltre, non mancano le disuguaglianze, già nel 2010 quasi sei famiglie su dieci presentavano un reddito netto inferiore a quello medio annuo. ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’ racconta, spiega il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, un Paese “complesso, eterogeneo”, alle prese con “difficoltà economico-sociali”, ma fatto di tanti aspetti diversi che vanno oltre il Pil e la disoccupazione. Giovannini porta gli esempi delle imprese esportatrici, con “il 50% di loro che ha superato i livelli pre-crisi”. Passi avanti sono stati fatti pure, fa notare il presidente, nella tutela del territorio e nel ricorso all’energia rinnovabile.

E parlando dei lati positivi Giovannini approfitta per complimentarsi con “la generazione Erasmus”, fatta di giovani con tanta voglia di partecipare. Tuttavia non mancano le preoccupazioni, come l’alto tasso di abbandono scolastico e la crescita della criminalità. Soprattutto Giovannini teme una ripresa dell’economia troppo debole per essere davvero efficace. Probabilmente, sottolinea, “nella seconda metà del 2013 ci sarà un recupero dell’attività produttiva”, ma “tutti concordano nel dire che sarà una ripresa molto lenta, non solo in Italia ma in tutta Europa”. E se fosse così, avverte, “non produrrebbe effetti sull’occupazione”.

Ecco una mappa che ripercorre tutti i punti del rapporto, dall’ambiente all’istruzione, da lavoro alla finanza pubblica:

– 8 MLN DI POVERI, SONO L’11% DELLE FAMIGLIE. Sono esattamente in 8,2 milioni ad andare avanti in una situazione di povertà relativa, la cui soglia scatta, per un nucleo di due componenti, quando la spesa media mensile per persona è al di sotto dei 1.011,03 euro mensili. A livello territoriale ad andare peggio è sempre il Mezzogiorno, dove le famiglie in povertà relativa sono il 23,3% di quelle residenti (contro il 4,9 del Nord e il 6,4 del Centro). Tornando indietro al 2010 l’Istat ricorda come ben il 57% delle famiglie residenti in Italia ha acquisito un reddito netto inferiore a quello medio annuo (29.786 euro, circa 2.482 euro al mese).

– SU INATTIVITA’ ITALIA BATTUTA SOLO DA MALTA. Con quasi 4 inattivi su dieci, peggio dell’Italia fa solo solo Malta. Particolarmente elevata è l’inattività femminile, con il 48,5% delle donne fuori dal mercato del lavoro.

– TRA OVER-20 A LAVORO APPENA 6 SU 10. Anche sul basso tasso d’occupazione italiano pesa la componente ‘rosa’, visto che le donne occupate sono meno della metà (49,9%). Pure in questo caso il Paese è tra i peggiori in Europa. Intanto la disoccupazione sale, specialmente tra i giovani. Ma l’Italia non é l’unica a subire il rialzo dei senza lavoro, basti pensare che secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) il numero di disoccupati nel mondo dovrebbe oltrepassare la quota dei 200 milioni nel 2013 e dei 210 milioni nei prossimi cinque anni.

– RITARDO SU ISTRUZIONE, DIFFICOLTA’ PER STRANIERI. Nel 2011 il 44% tra i 25-64enni può vantare come titolo di studio più alto solo la licenza di terza media, un valore molto distante dalla media europea (26,6%). Guardando ai giovani, tra i 18-24enni il 18,2% risulta avere abbandonato gli studi prima di conseguire il diploma, la quota sale 43,5% tra i ragazzi stranieri).

– CRESCE USO RINNOVABILI, MA ITALIA PERDE PUNTI SU EMISSIONI. In Italia continua ad aumentare la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili, che tocca il 23,8% nel 2011, avvicinandosi all’obiettivo Ue del 26% per il 2020. Ma, guardando al 2010, l’Italia si allontana dal protocollo di Kyoto, con le emissioni di gas serra salite del 2%. Sul piano ambientale un altro aspetto negativo riguarda i rifiuti urbani, circa la metà viene ancora smaltito in discarica.

– IN CRESCITA OMICIDI, FURTI E RAPINE. Aumentano nel 2011 gli omicidi, eccetto quelli di mafia, le rapine e i furti. Sulla crescita della criminalità probabilmente c’é lo zampino della crisi, che spingerebbe al rialzo i reati contro la proprietà.

– IN CALO GLI ASILI NIDO, AUMENTANO DIVORZI. Nel 2010, per la prima volta dal 2004, si è registrato un calo della quota di comuni italiani che hanno attivato almeno un servizio tra asili nido, micronidi o altri servizi integrativi e innovativi per l’infanzia (55,2%). Intanto, l’Italia insieme all’Irlanda si conferma in testa alla classifica dei Paesi con la più bassa incidenza di divorzi, anche se rispetto agli anni passati il fenomeno è in crescita.

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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