L’emergenza bollette è da affrontare subito

L’UCID di Padova partecipa ad un gruppo di lavoro con Caritas Diocesana, ACLI, CGIL, CISL, UIL, Beati i Costruttori di Pace per avviare una riflessione di solidarietà e la creazione di un fondo sociale destinato ad ammortizzare parzialmente o totalmente le bollette dei servizi essenziali per le famiglie bisognose, che stanno crescendo vertiginosamente. Il lavoro sta riscontrando notevoli difficoltà e sollecitiamo il contributo di tutti: si mette alla prova la capacità concreta di rispondere con le opere al bisogno di solidarietà – non di paesi e popolazioni lontane – ma dei nostri stessi concittadini, immigrati e non. Come può dirsi solidale una terra che non riesce a provvedere ai propri figli?
Sul tema riportiamo un intervento di Don Albino Bizzotto apparso sul “Mattino di Padova” del 16 febbraio 2013.

L’intervento

Sto diventando duro e intollerante. Non riesco più a sopportare le persone che vengono a chiedere un aiuto per pagare le bollette. Impotenza mista a bisogni urgenti è un pessimo cocktail. Eppure come Associazione abbiamo scelto e accettato di stare vicino a chi ha perso il lavoro e non ha prospettive. La ricerca di lavoro non dà frutti; crea solo frustrazione. Le bollette si accumulano implacabili; così gli affitti. Chi ha acceso un mutuo per l’acquisto della casa ha perso tutto. Sono in forte aumento gli sfratti. Per qualche famiglia parliamo di disoccupazione da 3-4 anni. In troppi sono costretti a mendicare. Chi sta aiutando (servizi sociali, Caritas, Pane dei poveri, Beati, centri di ascolto delle parrocchie) deve porre dei limiti: impossibile rispondere a tutti. In compenso le società erogatrici dei servizi continuano imperterrite, rendendo sempre più anonimo, automatico il funzionamento o l’interruzione del servizio. Ho chiesto a un mio amico che lavora in Enel di indicarmi una persona responsabile cui rivolgermi, per affrontare una situazione particolare. Impossibile. Le pratiche proseguono per proprio conto per comparti separati e automaticamente. Non c’è verso di trovare referenti responsabili. Finora non ho percepito nessun cambio di comportamento; al massimo qualche dilazione o rateizzazione. Di fronte al notevole aumento delle morosità, non mi sembra che le aziende di servizi abbiano cominciato ad affrontare pubblicamente il problema, ristrutturando il rapporto con chi è in grave difficoltà e rivedendo anche i parametri degli stipendi dei dirigenti. Ci si meraviglia delle piazze stracolme per un comico in politica. Ma è diffusa la convinzione che la classe dirigente non si renda conto di quello che stanno passando tante famiglie. Finora non si vedono i segni di una seria presa d’atto della vastità del disagio né una revisione appropriata dei servizi rispetto alle condizioni degli utenti. Come associazione siamo in contatto con famiglie del padovano, del trevigiano e del veneziano. I Comuni sono in sofferenza rispetto alle necessità delle famiglie. Ma quando un’assistente sociale nega o concede in parte i contributi necessari perché non ci sono fondi (ed è una verità), non può ritenersi concluso né il rapporto, né il problema. Quasi sempre si va a sbattere sulla mancanza di lavoro. E la cosa non spetta ai servizi sociali. Talvolta l’età giovane e la capacità lavorativa di persone bisognose, diventano motivo per negare gli aiuti. Una beffa. Come fare perché tutti, anche chi non dispone di soldi, possano vivere con dignità e mantenere la fiducia di uscire da una condizione permanente di povertà? Propongo una conferenza di sindaci, dirigenti delle aziende fornitrici di acqua, luce e gas, operatori umanitari e imprenditoriali, più i rappresentanti di Pegione e Province. Sarebbe il modo per ridare alla politica il suo senso più alto, affrontando i problemi reali del Paese. Mi dicono che con l’attuale organizzazione del lavoro aumenterà la disoccupazione e i nuovi posti di lavoro bisogna “inventarli”. I tempi del “lavoro per tutti” saranno lunghi. per questo bisogna affrontare l’emergenza bollette. Le proposte: 1. Trovare criteri oggettivi e uniformi per dare a chi è in necessità la possibilità di fronteggiare le bollette. 2. Rivedere i piani di bilancio dei Comuni aumentando il budget per il sociale. 3. Coordinare le scelte dei servizi sociali. anche per colmare le disparità di scelta tra Comuni diversi e tra operatori sociali. Le assistenti sociali non possono da sole portare il peso di risposte inadeguate e il conflitto con gli assistiti. 4. Riorganizzare l’uso degli utili delle aziende dei servizi e le modalità di pagamento, senza la minaccia della cessazione del servizio. 5. Creare nuovi posti lavoro impegnando le persone in lavori socialmente utili.

Don Albino Bizzotto – Beati i Costruttori di Pace, Padova

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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