Italia in ripresa o sull’orlo del baratro? Il momento delle scelte.

di Amedeo Levorato

downloadPrometeia ha presentato a Bologna, lo scorso 16 ottobre, il Rapporto di Previsione per il IV trimestre 2013.
Dopo sette anni dall’inizio della crisi, l’economia mondiale sta ancora tentennando tra intensità della ripresa e rapidità della normalizzazione dei rendimenti dei titoli pubblici decennali. L’uso degli strumenti “non convenzionali”, cioè l’acquisto di titoli sul mercato tramite l’immissione di moneta (Quantitative Easing) da parte di Fed, Bank of Japan e Bank of England, e l’introduzione a breve di misure espansive anche per la BCE – auspicate da Mario Draghi e dai Paesi periferici – per salvare le Banche europee, oppresse dalle sofferenze sui crediti alle imprese, accompagnati da tassi di interesse quasi nulli, comporta il rischio del formarsi di nuove “bolle” sui mercati finanziari.
Finchè il Prodotto Interno Lordo europeo e mondiale non salirà al di sopra dei tassi di interesse, non si potrà avere una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.
Nel frattempo, le misure finanziarie adottate per stabilizzare i mercati finanziari, sia nel mondo che in Europa, condizionano l’economia reale sia nei paesi industrializzati che nei paesi emergenti, alcuni dei quali dimostrano una situazione di rischio più accentuata della stessa Europa: Turchia, India, Indonesia, Sud Africa, Russia, Brasile, a causa di nodi strutturali interni e per la stagnazione del mercato europeo.
Per quanto riguarda la Cina, si sta assistendo ad una graduale ripresa del ritmo di crescita che era sceso a livelli di preoccupazione alla fine del 2012 e nel primo semestre 2013.
Per quanto riguarda gli USA, la ripresa c’e’ ma appare debole e influenzata da continue fasi di stop collegate al blocco del debito. Il PIL crescerà meno del 3% l’anno nel prossimo triennio e il tasso di disoccupazione, che è primario obbiettivo di politica della FED, scenderà dal 7,6% di gennaio 2013 al 6,2% nel 2016.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, si evidenzia una sostanziale stagnazione del PIL nel terzo trimestre e una lenta ripresa successiva verso Natale 2013.
In Italia buone notizie: il primo semestre è stato migliore delle attese q2 -0,3 invece che -0,4%: da luglio almeno le PMI sono fuori recessione e il giudizio sugli ordini migliora.
Le esportazioni extra-UE sono però rallentate in luglio.
La produzione industriale è caduta in luglio e agosto, -0,3%, ma questa riduzione è risultata collegata solo alla produzione di energia (-1,6%). La produzione di beni intermedi di consumo e investimento è cresciuta.
La previsione di Prometeia è per una ulteriore discesa a consuntivo nel III trimestre (luglio-settembre), e invece per una crescita nel IV trimestre, da ottobre, trainata dalle esportazioni, mentre i consumi interni non danno ancora segnali di ripresa, e l’aumento dell’IVA al 22% è stato percepito come un grave danno alla ripresa economica.
Tra il 2008 e il 2013 le esportazioni italiane in valore assoluto hanno subito complessivamente una riduzione del 5%, mentre in Germania, Spagna e Francia (seppure di poco) sono cresciute.
In Italia da segnalare, piuttosto che una ripresa dei consumi, un recupero netto della propensione al risparmio delle famiglie, che è risalito dal 7,5% del reddito nel 2011 al 9,0% nel 2013. Grazie alla ripresa, tra il 2014 e il 2016 il PIL italiano dovrebbe aumentare complessivamente del +4,3% e l’export del +14,6%.

Il dibattito economico tra i ministri finanziari del G20 è attualmente principalmente rivolto ad individuare dei modelli di intervento che consentano ai mercati finanziari globali di normalizzarsi evitando i traumi che dal settembre 2008 turbano le economie in tutto il mondo.
Queste le previsioni – davvero deboli – per l’Europa nel suo complesso:

UEM

2013

2014

2015

2016

Prodotto Interno Lordo

-0,5%

0,9

1,4

1,3

Consumi privati

-0,8

0,2

0,8

0,9

Investimenti totali

-3,4

0,5

2,3

2,4

Indice prezzi (inflazione)

1,5

1,4

1,8

1,9

Disoccupazione

12,0

11,9

11,6

11,2

Euribor 3 Mesi

0,21

0,25

0,29

0,61

E queste le previsioni per l’Italia:

ITALIA

2013

2014

2015

2016

Prodotto Interno Lordo

-1,8

0,8

1,4

1,5

Spesa delle famiglie

-2,4

0,0

0,7

1,4

Investimenti industriali

-4,2

2,9

4,0

3,5

Indice prezzi (inflazione)

1,4

1,8

1,8

1,6

Disoccupazione

12,1

12,3

12,0

11,3

Reddito disponibile

-1,5

0,6

1,2

1,8

Importazioni

-3,7

2,7

4,5

4,6

Esportazioni

0,0

3,1

4,7

4,4

Si evidenzia una ripresa attesa per alcuni indicatori, che non configura nel 2014 una netta inversione di tendenza. Specie la disoccupazione, lo sviluppo dei consumi interni e gli investimenti segnano il passo.
Nel corso del 2013 l’italia è tornata, infatti, al centro dei problemi europei.
La caduta del PIL italiano quest’anno spiega i 3/5 della caduta del PIL dell’intera Unione Europea Monetaria. La forte recessione del 2012 e 2013 ha riportato in equilibrio i conti con l’estero, riducendo le importazioni a fronte di una tenuta delle esportazioni, ma la riduzione del PIL nel 2013 si conferma poco al di sotto del 2%, con il quarto trimestre che dovrebbe mostrare un primo segno positivo di crescita.
I consumi e gli investimenti in costruzioni, però, ritorneranno a crescere solo nel 2015.
Il tasso di disoccupazione continuerà a crescere e raggiungerà il prossimo anno 2014 il 12,5%, al netto di fluttuazioni non prevedibili dell’offerta di lavoro.
Al termine della previsione (2016) il numero di disoccupati in Italia sarà ancora pari a 3.000.000, il doppio dei livelli del 2009-2010. L’industria avrà una nuova riduzione e la nuova produzione sarà ottenuta quasi esclusivamente con aumenti di produttività; le costruzioni subiranno un calo drammatico attraverso l’accelerazione del processo di chiusura delle imprese, le Amministrazioni Pubbliche saranno riportate alle dimensioni dei primi anni ’80. Solo i servizi cresceranno, non senza fenomeni di precarizzazione a fronte di crisi significative di esubero tra le grandi imprese che negli ultimi trent’anni avevano subito espansioni abnormi: banche, telecomunicazioni, trasporti con specifico riferimento ai principali istituti bancari, a Telecom e Alitalia.
Tra la fine del 2013 e il 2014, l’Italia dovrà affrontare congiuntamente l’avvio a soluzione del problema della finanza pubblica e la questione della crisi patrimoniale del sistema creditizio legata alle sofferenze, per oltre il 10% degli impieghi.
Appare evidente che l’equilibrio politico tra sostegno della ripresa e riduzione del disavanzo di esercizio dello Stato porterà al sacrificio delle Pubbliche Amministrazioni attraverso la stabilizzazione dell’indebitamento (deficit/PIL) al 3%, costringendo al taglio della “spesa improduttiva” e avviando il processo di dismissione del patrimonio pubblico (immobili e partecipazioni).
Il debito pubblico continuerà comunque ad espandersi per 65 miliardi, dopo essere cresciuto di 82 nel 2013, portando il totale al 134 % del PIL nel 2014. Il sistema bancario, in particolare, non potrà più assorbire in portafoglio il debito, dopo averne intascato oltre 100 miliardi nel 2013, ed anzi è possibile che lo stock detenuto possa ridursi, per favorire il prestito di denaro alle imprese (invece che allo Stato).

Prospettive per i mercati azionari

L’analisi dei multipli di borsa non mette ancora in evidenza una sopravvalutazione dei mercati azionari in Europa. Gli indicatori basati su utili, dividendi e valori di bilancio sono ancora inferiori alle medie storiche e si evidenziano migliori possibilità di apprezzamento per le azioni dell’area Unione Economia Monetaria rispetto ad altre economie industrializzate e perfino ad alcuni paesi emergenti dei BRIC.
Non mancano pero’ elementi di fragilità che potrebbero portare a maggiore volatilità sui mercati: troppa forza dell’Euro potrebbe mettere a rischio le esportazioni, mentre la Goldman Sachs indica un rallentamento della crescita degli utili societari. Il percorso ormai imminente di riduzione delle operazioni di acquisto della Federal Reserve (riduzione del QE o “tapering”) potrebbe fare salire i tassi di interesse di lungo periodo, esercitando una azione negativa sui prezzi azionari.

Commento

L’area euro ha avuto una crescita positiva dopo 6 trimestri di recessione consecutiva (fenomeno mai registrato prima dal dopoguerra).
Nel 2013 q2 sono aumentati sia l’export che la domanda interna. Si è registrata una composizione equilibrata della crescita per paesi. I differenziali di spread si sono ridotti, e si registra più tranquillità sui mercati finanziari. Purtroppo, a causa delle difficoltà di alcuni paesi emergenti come India, Indonesia, Sud Africa e Brasile Russia e Turchia, è in atto e previsto un rallentamento del commercio mondiale, a cui si contrappone la ripresa dei paesi industrializzati.
Nel gruppo Europa la crescita rimane fragile. L’Europa ha subito un vero tracollo strutturale: ha perso investimenti per oltre il 18% del PIL dal 2009 al 2012. L’Italia ha perso il 25% degli investimenti.
L’Unione Europea ha approvato la cosidetta “Autorità di vilanza unica delle banche” nell’ECOFIN del 14 ottobre 2013, e verrà attivata entro ottobre 2014.
In primavera si terranno gli “stress test” delle principali banche di livello europeo, dopo di che si decideranno le misure per la ricapitalizzazione e gli eventuali “bail in” (salvataggi condotti dal mercato e a spese degli azionisti).
Le condizioni saranno decise a livello europeo per tutti i paesi UEM. Dal punto di vista fiscale, si va verso una politica fiscale (Fiscal Compact) europea “neutra” nel lungo periodo in quanto il deficit di bilancio aggregato dei paesi dell’area Euro si è fermato a -2% del PIL nel 2012 e proseguirà bloccato, favorendo il rientro del debito nel lungo periodo.
Nel quadro competitivo europeo, i due fattori più rilevanti di crisi per il sistema imprenditoriale sono la produttività e il credito alle imprese.
In questo senso, purtroppo, non si può registrare alcun “effetto disciplina” dall’Unione Europea. La forbice del credito tra paesi “core” e “periferici” in Europa non si chiude: oltre il 10 per cento delle PMI in Italia riceve rifiuti alla concessione di credito contro il 2% in Germania e Francia. La competitività dell’italia continua a peggiorare in termini di Costo del Lavoro per Unità di prodotto (CLUP): dal gennaio 2008, la produzione industriale italiana complessiva è scesa da 100 a 75, ma in Germania la produzione industriale è scesa nella media europea del 12%, in Germania del 3%, in Spagna del 29%.
La chiave per recuperare produttività è sempre più “favorire l’impresa”, cioè quei settori che maggiormente contribuiscono a creare lavoro e reddito: ad esempio, avere un settore ad alta tecnologia è cruciale: un posto nell’alta tecnologia crea due posti di alta professionalità e tre lavori di professionalità medio-bassa: un rapporto di 5 a 1. In italia non c’è precisamente “alta tecnologia” ma competenze tecniche e produttive e settori e nicchie di successo che possono essere adeguatamente valorizzati per creare occupazione.
Non nel pubblico, però: il pubblico non crea lavoro, al massimo aumenta il debito pubblico per crearlo.
Per riattivare il moltiplicatore del lavoro è meglio predisporre l’ambiente per “nicchie di successo” che usare la spesa pubblica per ridistribuire il reddito. Non proteggere, dunque, quello che c’è, che spesso è relativamente improduttivo e parassitario, ma potenziare e favorire chi sta vincendo nella competizione globale, sia manifatturiera che dei servizi.
Meno spesa pubblica, dunque, che protegge l’esistente, meno spesa sanitaria, meno pensioni e anche meno CIG, compatibilmente con la tutela delle situazioni e delle condizioni di bisogno, che vanno tutelate attraverso una forma di salario minimo di sussistenza. Ma deve risultare chiaro che, se si guarda alla competizione e allo sviluppo dell’economia italiana, e soprattutto alla creazione di opportunità di lavoro e stabilità per i giovani italiani che cercano un futuro per la propria professionalità e la propria famiglia, le misure di spesa pubblica proteggono ciò che esiste ma non creano il futuro. La “spending review” è essenziale per dare un futuro all’Italia.

Ulteriori informazioni e alcuni approfondimenti vedere anche:
Lavoce.info
The Walking Debt

Informazioni su Amedeo Levorato

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