Perchè il Veneto deve Fermare le Grandi Opere

Articolo di Don Albino Bizzotto sul Corriere della Sera di oggi 22 giugno 2014: una riflessione indispensabile da compiere insieme.

«Devono essere colpiti i ladri, le opere devono andare avanti!». È il ritornello ricorrente di politici, imprenditori, governanti. E invece le opere, nate e realizzate nella corruzione, vanno fermate e subito. Nella corruzione in forma continuativa e sistemica, ci sono i vertici di grandi imprese, politici, organi dello Stato. L’intervento della Magistratura è fondamentale, ma non è sufficiente per rientrare nella legalità e nell’esercizio della democrazia. Le concessioni dirette senza appalto, la legge obiettivo, l’uso di sezioni del Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar, il mantenimento del Commissario per emergenze che non esistono, evitare i controlli di legge nazionali ed europei, rifiutare le decisioni della Conferenza dei sindaci, tenere secretati tutti gli atti e documenti, far coincidere nella stessa persona controllore e controllato, non prendere in considerazione progetti alternativi meno costosi e meno impattanti per l’ambiente, ostacolare e rifiutare positivamente ogni tentativo di partecipazione dei cittadini, addomesticare Corte dei Conti, Magistrato alle Acque, Guardia di Finanza, Consiglio di Stato… tutto ciò va ben oltre le somme di denaro distorte per tenere oliata la macchina della corruzione. Qualcuno in questi giorni ha detto che è più difficile affrontare questo sistema che la criminalità organizzata. L’attuale ministro alle infrastrutture Lupi continua a fare scelte secondo la logica di questo sistema avvelenato Per la popolazione c’è un danno economico e un danno democratico. Si è scelto il project financing come strumento per poter indebitare per generazioni tutta la popolazione del Veneto a favore di cordate private. Nonostante tutte le proteste, le denunce, i ricorsi al Tar si è preferito accelerare i tempi dell’approvazione di tutti i progetti presentati, un furto enorme alle famiglie. Si è scelta la legge obiettivo come strumento per avocare a Roma, in combutta con la cricca dei potentati locali, ogni decisione sulla realizzazione delle opere di grande rilevanza. Il Consiglio regionale non può pilatescamente dire: per intanto mandiamo avanti quello che si è già deciso, per il futuro cambieremo. Per quanto concerne il territorio, chi certifica che il Mose sia la soluzione utile per Venezia, chi ha in mano una valutazione seria su come funzionerà il sistema di paratoie così come si sta costruendo? Così si dica per lo scavo di nuovi canali per le grandi navi, la costruzione del porto offshore. Il territorio Veneto è ormai una gruviera di cave, discariche e strade, tante strade. La nuova Pedemontana Veneta è il più grande piano cave regionale, già dieci milioni di metri cubi di ghiaia a disposizione. L’attuale crisi globale pone un serio problema. A che cosa deve servire il terreno dove abitiamo? «A fare soldi» secondo una concezione nata dalla condizione di estrema povertà del dopo guerra. Per questo in Veneto sono andati perduti per anni 38 ettari di terreno coltivabile al giorno. Viviamo con un tenore di vita che ha bisogno di 6,4 ettari di terreno biologicamente attivo per persona, il Veneto ha una bio-capacità di 1,62 per abitante. Che senso ha continuare a perdere ulteriore autonomia alimentare? Il Veneto con tutta la Pianura Padana è una delle regioni più inquinate e inquinanti d’Europa. Il nuovo ospedale di Padova, come tutte le altre nuove opere con consumo di suolo, non va costruito non perché mancano i fondi necessari, ma perché non possiamo più permetterci di rubare un solo metro quadro alla terra coltivabile. Anche la terra deve di respirare. Per questo vorrei tramutare la mia indignazione in un appello-grido a tutti i responsabili di nuove opere: «in nome di Dio, in nome della Madre Terra, in nome dei vostri figli e nipoti: fermatevi!».

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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