Previsioni per la congiuntura economica nell’ultimo trimestre 2014

downloadPresentato a Bologna il 17 ottobre il Rapporto Trimestrale Prometeia sulle prospettiva a breve-medio termine dell’economia italiana.


Il Quadro delle Previsioni nei 17 paesi dell’UEM (area Euro)

2013 2014 2015 2016 2017
Prodotto Interno Lordo -0,4 0,6 0,8 1,2 1,3
Consumi privati -0,6 0,5 0,7 0,9 1,0
Consumi pubblici 0,1 0,6 0,3 0,7 0,8
Investimenti Totali -2,8 0,3 0,8 2,0 2,0
Domanda Interna Totale -0,9 0,5 0,6 1,1 1,2
Domanda interna al netto delle scorte -0,9 0,5 0,6 1,1 1,2
Contributo alla crescita del PIL
     Domanda interna totale -0,9 0,5 0,6 1,1 1,2
     Esportazioni nette 0,5 0,1 0,2 0,1 0,1
Saldo merci in % del PIL 1,7 1,8 1,8 1,8 1,8
Saldo di conto corrente in % del PIL 2,4 2,2 2,2 2,1 2,1
Ragioni di scambio 1,8 0,0 -0,2 -0,4 0,0
Deflatore del PIL 1,5 0,8 1,3 1,5 1,8
Indice armonizzato dei prezzi al consumo 1,3 0,6 1,2 1,7 1,8
Forze di lavoro totale -0,1 0,2 0,1 0,2 0,3
Occupazione totale -0,9 0,3 0,2 0,7 0,7
Tasso di disoccupazione 12,0 11,6 11,5 11,0 10,7
Saldo delle PP.AA. in % del PIL -3,0 -2,7 -2,5 -2,2 -1,8
Debito delle PP.AA. in % del PIL 94,9 95,9 96,9 96,4 95,0
Tasso Euribor 3 mesi 0,22 0,21 0,09 0,11 0,34

Il quadro UEM descrive una economia che sconta il rallentamento globale e si vede costretta a mantenere un percorso di crescita economica basato solo sull’incremento degli investimenti, nell’impossibilità “politica” di attivare un vero e proprio QE europeo, dato il rifiuto della Germania. Per alimentare il QE non mancherebbero le risorse e, per la verità, neppure i processi “virtuosi” che in USA sono legati al prelievo di risorse naturali, all’indipendenza energetica e allo sfruttamento sistematico del dollaro come moneta internazionale. In Europa sarebbe possibile alimentare uno sviluppo non solo “via investimenti”, attraverso minore rigore fiscale e minore austerità, ed una maggiore apertura dell’economia alle economie del Nord Africa e dell’Europa dell’Est. Ma, mancando la volontà di spesa della Germania, l’UEM si vede costretta a stimolare la crescita solo nel lungo periodo. Occupazione, disoccupazione, consumi e saldi delle pubbliche amministrazioni, in queste condizioni, ristagnano. E il debito pubblico non diminuisce nel periodo.

Il Quadro delle previsioni italiane

2013
2014
2015
2016
2017
Prodotto Interno Lordo
-1,8
-0,4
0,5
1,1
1,2
Importazioni di beni e servizi
-2,9
1,3
3,2
4,3
4,1
Spesa delle famiglie
-2,6
0,2
0,7
1,1
1,3
Spesa delle PP.AA. e ISP
-0,8
-0,0
-0,6
-0,4
-0,2
Investimenti in macchinari e trasporti
-2,3
-1,5
0,7
2,6
2,5
Investimenti in costruzioni
-6,7
-2,8
-1,5
1,3
1,5
Esportazione di beni e servizi
-0,0
1,5
3,4
3,8
3,7
Domanda interna totale
-2,7
-0,5
0,4
1,2
1,2
Domanda interna al netto delle scorte
-2,6
-0,3
0,2
0,9
1,1
Saldo in c/c e c/k in % del PIL
1,0
1,1
1,5
1,3
1,2
Ragione di scambio
2,0
0,6
0,6
-0,3
0,2
Retribuzioni pro-capite industria
2,0
1,9
1,7
1,9
2,5
Indice generale dei prezzi alla produz.
-1,2
-1,6
0,4
1,7
1,1
Reddito disponibile a prezzi costanti
-1,1
0,7
1,1
1,2
1,5
Occupazione totale
-1,9
-1,0
0,1
0,6
0,8
Indice della produzione industriale
-3,1
-0,5
1,0
1,8
2,0
Indebitamento delle PP.AA.
45.958
49.097
49.436
49.093
50.790
in % del PIL
2,8
3,0
3,0
2,9
2,9
Interessi passivi sul debito pubblico
4,8
4,7
4,5
4,4
4,4
Debito Pubblico
127,9
132,7
134,3
133,5
132,4
Tasso medio sui BOT
0,9
0,4
0,2
0,3
0,6
Tasso medio sugli impieghi bancari
5,1
4,9
4,6
4,6
4,7
Tasso medio sui titoli di Stato 10 aa.
3,9
2,6
2,2
2,6
3,4
PIL a prezzi correnti
1.560.024
1.556.944
1.580.331
1.618.836
1.664.333

 Il quadro internazionale

PIL 2013 2014 2015 2016 2017
Stati Uniti 2,2 2,2 2,9 2,5 2,5
Giappone 1,5 0,9 1,4 2,0 1,8
Germania 0,2 1,2 0,9 1,2 1,3
Francia 0,4 0,2 0,7 1,2 1,3
Regno Unito 1,7 3,0 2,2 1,6 2,0
Italia -1,8 -0,4 0,5 1,1 1,2
Spagna -0,4 0,6 0,8 1,2 1,3
UEM -0,4 0,6 0,8 1,2 1,3
Cina 7,7 7,2 7,1 7,2 6,8
India 4,7 5,8 5,8 6,1 5,6
Mondiale 3,1 3,0 3,4 3,6 3,5
Domanda Interna
Stati Uniti 1,9 2,4 3,0 2,5 2,3
Giappone 1,8 0,9 1,4 1,2 1,2
Germania 0,8 1,4 0,9 1,2 1,4
Francia 0,3 0,3 0,5 1,3 1,2
Regno Unito 1,6 3,1 2,1 1,5 1,2
Italia -2,7 -0,5 0,4 1,2 1,2
Spagna -2,7 0,8 1,0 1,2 1,2
UEM -0,9 0,5 0,6 1,1 1,2
Cina 8,4 6,6 7,3 7,4 7,2
India 5,0 4,7 5,8 6,0 5,8
Settore Pubblico in % del PIL
Stati Uniti -6,4 -4,8 -3,8 -3,3 -3,5
Giappone -10,3 -9,5 -7,8 -6,9 -6,0
Germania 0,3 0,2 -0,1 0,0 -0,2
Francia -4,1 -4,5 -4,3 -4,0 -2,9
Regno Unito -5,8 -4,7 -4,6 -4,1 -3,0
Italia -2,8 -3,0 -3,0 -2,9 -2,9
Spagna -7,1 -6,0 -5,3 -4,5 -2,9
UEM -3,0 -2,7 -2,5 -2,2 -1,8
Commercio internazionale 2,9 2,7 4,3 5,0 5,0

L’Analisi di Prometeia

I punti principali emersi nell’analisi trimestrale sono i seguenti:

  • Il Pil italiano è in leggera crescita nell’autunno sostenuto dalla debolezza dell’euro, ma a fine 2014 il risultato annuo sarà -0,4%.
  • L’economia italiana sarà in ripresa nel 2015 per ¬+0,5%. Nel biennio 2016-2017 +1% annuo.
  • Cala la disoccupazione ma nel decennio 2007-2017 risulteranno perduti 1 milione e 420 mila unità di lavoro.

A questo punto, il quesito risulta essere sempre lo stesso “quando si avvierà la crescita?”

Con oltre un anno di ritardo rispetto alle prime attese, Prometeia continua a ritenere che il Pil italiano riprenderà a crescere, sia pure in misura contenuta, e che ciò avverrà a partire da questi mesi autunnali 2014. Il fattore fondamentale di svolta è il deprezzamento dell’euro, che da agosto ha perso il 7 per cento circa di valore rispetto al dollaro.
Fattore però necessario ma non sufficiente se i segnali delle ultime settimane, sia pure ancora molto incerti, di distensione nell’Est Europa non fossero confermati e se l’intonazione espansiva delle politiche economiche non si dovesse rafforzare.
Ciò che invece avrà un ruolo davvero determinante nel far ripartire velocemente l’economia sarà la politica fiscale non solo a livello europeo ma soprattutto a livello nazionale.
A livello di area euro una politica espansiva della spesa pubblica, se attuata congiuntamente da tutti i paesi, potrebbe avere effetti moltiplicativi significativi e non gravare sul debito in rapporto al Pil.
In Italia a metà anno lo sgravio per i redditi inferiori ai 26 mila euro (gli 80 euro) è stato un primo passo che ha contribuito a sostenere l’uscita, sia pure molto lenta, dalla recessione della spesa delle famiglie: i consumi sono l’unica componente della domanda interna in crescita da tre trimestri, dopo una sequenza di 11 consecutivi in contrazione. L’analisi che fa da sfondo alla Nota di aggiornamento del Def, da poco presentata dal governo, mostra di condividere tale necessità e posticipa il conseguimento del pareggio di bilancio al 2017.
In estrema sintesi, quindi, Prometeia si aspetta che nei prossimi anni la situazione sarà migliore rispetto a quella che abbiamo alle spalle. Prevediamo che il Pil tornerà in crescita nel 2015 (+0,5%) e marginalmente più dell’ 1 per cento nei due anni successivi, così come occupazione, consumi ed esportazioni, contando sul traino della domanda mondiale.
La propensione al risparmio, che ha recuperato i livelli prevalenti nel periodo precedente la crisi del debito sovrano, è prevista continuare ad aumentare sia pur con molta gradualità, nonostante la diminuzione dei tassi di interesse e il loro livello storicamente contenuto e nonostante il sia pur lento miglioramento del mercato del lavoro. Ciò potrebbe in parte riflettere il venir meno dell’esigenza di sostenere i consumi, dato il più favorevole andamento del potere d’acquisto, come anche il tentativo di ricostituire i livelli di ricchezza, dopo le perdite subite durante la crisi. Al riguardo, la ricchezza finanziaria netta delle famiglie grazie all’ andamento dei mercati finanziari e all’aumento del risparmio continuerebbe a crescere, anche in termini reali. Non sembra invece ancora esaurito il calo della componente reale per l’ulteriore ridimensionamento previsto per le quotazioni degli immobili. Tale fase potrebbe arrestarsi dal 2016 contribuendo a un marginale recupero della ricchezza complessiva delle famiglie. Alla fine del periodo considerato essa risulterebbe quindi ancora assai distante dai massimi pre-crisi.

Le esportazioni e le importazioni. 

Nel 2014 si registrerà una crescita delle esportazioni di merci a prezzi costanti (nell’accezione di contabilità nazionale), del 2.1 per cento, che sottende una flessione congiunturale nel terzo trimestre e una modesta ripresa a fine anno trainata dal deprezzamento dell’euro e dal rafforzamento del ciclo mondiale. Tenendo conto di tutti gli effetti diretti e indiretti sulle diverse voci della domanda aggregata, Prometeia valuta che l’incremento delle esportazioni fornisca un contributo alla crescita del Pil dello 0.5 per cento. Le esportazioni tenderanno a recuperare i livelli del 2008, con una dinamica inferiore non solo a quella delle esportazioni tedesche, ma anche di quelle spagnole che, grazie alla rapida crescita, hanno contrastato la recessione interna, generando benefici effetti moltiplicativi sulla domanda di beni di investimento. Un risultato che non è dipeso da un peggiore posizionamento geografico delle esportazioni italiane, ma da un mix tra specializzazione produttiva e competitività di prezzo.
Il triennio 2015-2107 sarà contrassegnato da un aumento delle esportazioni più sostenuta rispetto a quella delle importazioni, 3.6 per cento a fronte di 3.1. Questo dipenderà in buona parte dalla debolezza dell’euro. Il 2015 inoltre vedrà il risveglio della domanda interna italiana e soprattutto, sul finire dell’anno, quella in investimenti strumentali. La reattività delle importazioni alla domanda complessiva sarà elevata e in linea con le fasi di ripresa del ciclo. Dal 2016 la crescita delle importazioni si porterà, quindi, su valori superiori al 4 per cento. Le esportazioni, favorite dall’espansione dei mercati di sbocco e dal permanere di un tasso di cambio dell’euro debole, aumenteranno del 3.8 per cento.

La ripresa dell’occupazione nel 2015-2017 rimarrà modesta, perché modesti saranno i ritmi di crescita del prodotto. Anche se la reattività della domanda di lavoro alla crescita economica tornerà quella prevalente prima della crisi, la profondità delle perdite subite farà sembrare una goccia nel mare il recupero previsto. Nonostante l’aumento di 440 mila occupati di qui al termine dell’orizzonte di previsione (570 in termini di unità di lavoro), alla fine del 2017 l’occupazione sarà ancora inferiore ai livelli del 2011 di 420 mila unità, a quelli pre crisi del 2007 di 1 milione e 420 mila unità.
L’Inflazione rimarrà per tutto l’orizzonte di previsione 2015-2017 inferiore al 2 per cento, fatto che mai si era verificato nella storia del nostro paese se non negli anni ’30.
Fattori diversi si stanno sommando a spiegare questo risultato. Innanzitutto numerosi eventi “accidentali”: di trimestre in trimestre ogni componente di domanda presentava un’evoluzione diversa dalle attese. Ad esempio l’andamento degli investimenti in mezzi di trasporto che rappresentano solo il 10 per cento degli investimenti strumentali ma che hanno registrato variazioni a due cifre, l’andamento dell’interscambio di servizi che è alla base di una consistenze revisione al ribasso delle esportazioni, la crescita delle importazioni sostenuta per larga parte dai beni energetici.
In una situazione del genere è forse comprensibile che gli indicatori congiunturali coi quali si è usi misurare la fase ciclica, ossia le indagini qualitative sui giudizi di famiglie e imprese, abbiano perso la loro capacità predittiva.
Dunque, una difficoltà a leggere i segnali di ripresa dovuti all’unicità di questa fase ciclica, che viene dopo la peggiore recessione della storia del Paese, che si è sommata via via e in misura maggiore negli ultimi mesi con una condizione oggettiva di rallentamento. Prometeia fa riferimento a come la debolezza del dollaro, che si è protratta più di quanto la diversa impostazione delle politiche monetarie di Fed e Bce potesse lasciar prevedere, ha interagito con il rallentamento della crescita in molte aree emergenti e ha portato a una brusca caduta delle nostre esportazioni in queste aree. Le tensioni geopolitiche fra Russia e Ucraina, l’embargo su alcuni prodotti e gli effetti negativi sull’interscambio tra tali paesi e i paesi europei hanno rappresentato ulteriori freni alla crescita.
Tensioni geopolitiche che si sono accentuate durante i mesi estivi e che si sono sommate a un fisiologico esaurirsi del “capitale politico” del nuovo governo provocando un brusco rovesciamento del clima di fiducia degli operatori, che da un orientamento positivo di un anno fa si è via via appiattito per diventare nuovamente negativo di recente. I dati disponibili per il terzo trimestre fanno prevedere un’altra caduta del Pil, che Prometeia stima al -0.3 per cento, in peggioramento rispetto al primo semestre.
Tre trimestri in caduta, modesta rispetto a quelle sperimentate nel 2012-2013 ma comunque in contrazione, che condizionano i risultati per l’anno in corso, che non potrà non registrare un altro segno negativo (-0.4 per cento). Nel frattempo, l’inflazione è ulteriormente scesa e da agosto è negativa (-0.1 per cento), esperienza del tutto nuova per la nostra economia soprattutto perché non dovuta a una caduta violenta dei prezzi all’importazione, come nel 1959 e nel 2009. I rischi di un avvitamento recessivo non sono trascurabili.

Il commento di Amedeo Levorato

Lo scenario economico e finanziario, nonché la solidità del clima economico globale, sono dominati dalle misure che la BCE adotterà nei prossimi mesi per sostenere la domanda e la ripresa economica dell’area UEM. L’incertezza sulle reali decisioni della politica monetaria europea continuerà a guidare gli andamenti dei mercati finanziari. Il lunghissimo periodo di politica monetaria accomodanti (QE) da parte delle banche centrali americana, giapponese e inglese ha posto le basi per importanti squilibri e concentrazioni in determinati settori. A partire dal mese di ottobre è aumentata la volatilità dei mercati finanziari, che potrebbe ulteriormente aumentare. Se la FED e la Bank of England avviassero la normalizzazione della politica monetaria, riducendo l’acquisto di titoli sul mercato, potrebbero crearsi problemi di liquidità e processi di spostamento degli investimenti verso il dollaro in rafforzamento.
Sul versante europeo, le iniziative di TLTRO e il programma di acquisto di ABS da parte della BCE dovrebbe rafforzare le banche che supereranno la prossima Asset Quality Review, annunciata per il 26 ottobre.
La BCE non attuerà misure di Quantitative Easing sui titoli governativi dell’area Euro, in quanto i prezzi sono già troppo elevati.
Nel secondo trimestre del 2014, il PIL reale dell’area UEM ha subito una brusca frenata (0,0% su base trimestrale), e solo nel mese di settembre, dopo i ripetuti annunci di intervento, senza seguito, da parte della BCE, l’attività economica ha ripreso a crescere, principalmente a causa dell’indebolimento dell’Euro di circa il 10% rispetto al dollaro e alla caduta dei prezzi delle materie prime ed in particolare del petrolio di oltre il 20% rispetto a luglio.
La Germania registra una contrazione dello 0,2% dopo dati forti nel primo trimestre, durante il quale il settore costruzioni aveva largamente beneficiato di un inverno mite. Più preoccupante la situazione in Italia, nuovamente in recessione tecnica nel secondo trimestre, -0,2% e in Francia, dove l’attività economica si  è fermata.
I consumi hanno leggermente accelerato nel terzo trimestre grazie alla stabilizzazione del mercato del lavoro e alla caduta dei prezzi energetici preoccupano però gli elevatissimi livelli di disoccupazione e il peggioramento degli indici di fiducia delle imprese in relazione alle tensioni geopolitiche (crisi Russia-Ucraina, crisi ISIS-Siria-Iraq) e la pandemia Ebola.
Nel lungo periodo, la reale volontà della BCE e della Commissione Europea politicamente guidata dai paesi del Nord Europa e in particolare dalla Germania, ostile ai paesi periferici, è di generare la ripresa agendo sulla competitività dei prodotti e delle merci, senza realmente animare la domanda aggregata europea con politiche keynesiane e incremento del debito. Questa manovra richiede tempi estremamente rilevanti e quindi lo scenario previsivo di Prometeia indica un ottimismo relativo e la certezza che la ripresa, se dovesse affermarsi, troverebbe spazio solo in un arco di tempo minimo triennale. Nel frattempo, rimangono in agguato gli shock a livello globale e soprattutto l’assenza di una funzione trainante della domanda interna europea, principalmente a causa del rallentamento, se non la riduzione per il settore pubblico, dei salari reali.

Amedeo Levorato

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