UCID Incontro in preparazione del Natale 12 dicembre 2014

ucid.jpgSi è svolto il 12 dicembre al Centro Giovanile Antonianum, alla presenza di soci e simpatizzanti, il consueto incontro di preparazione del Natale con l’assistenza del consigliere ecclesiastico, Don Marco Cagol, responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Padova.

«La relazione con lo straniero decisiva per comprendere Dio»

«La relazione con lo straniero nella Bibbia è relazione fondante, è relazione decisiva per comprendere Dio». È una riflessione più che mai attuale, quella proposta dal consulente ecclesiastico don Marco Cagol in occasione dell’incontro in preparazione al Natale organizzato da Ucid Padova lo scorso venerdì 12 dicembre. «La Bibbia cosa dice di chi migra?», è la domanda da cui ha preso le mosse l’analisi di don Cagol. «La figura dello straniero costella tutta la narrazione biblica», ha spiegato il consulente ecclesiastico, che ha ricordato anche come significativo in questo senso sia anche l’incipit del Vangelo di Giovanni (Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi).

«Il popolo di Israele vive i suoi momenti fondativi – ha proseguito – proprio in esilio, sperimenta il volto di Dio quando è schiavo. La cifra del migrare nella Bibbia è una cifra fondante e al contempo la “fessura” attraverso cui il popolo di Israele guarda la realtà».

don marco cagol

Da queste considerazioni discende il fatto che la relazione con lo straniero che “stranisce e destruttura” «non potrà mai essere escludente» perché «è luogo originario in cui Dio si rivela». Don Cagol ha spiegato poi come nella Bibbia la figura dello straniero sia spesso associata a quella dell’orfano, del povero, della vedova, citate perché con la loro presenza “riportano” a Israele la memoria di quando era “popolo straniero”: queste categorie, prima ancora che sociologiche, sono teologiche.

Se la relazione con lo straniero è fondamentale per la conoscenza di Dio e di sé ecco che una cultura che rifiuta lo straniero rischia di capire poco anche di sé. Se fin dall’Esodo Dio nella Bibbia si “fa prossimo” di chi è in terra straniera, la relazione originaria con lo straniero tratteggiata dalla Parola è quella dell’accoglienza. Non solo: in un contesto culturale in cui l’uomo è considerato “io che si espande” lo straniero, con la sua condizione di bisogno, è al contempo «appello alla responsabilità dell’altro», rimanda «alla nostra struttura ontologica di essere bisogno e risposta al bisogno» e «alla povertà che siamo, ricordandoci come eravamo un tempo e come potremo tornare ad essere».

Un “rimando” che è forse proprio una delle ragioni alla paura che spesso si associa allo straniero. Ecco perché – di fronte alla difficoltà ad accogliere il migrante che spesso si rileva nel contesto odierno, in particolar modo in Europa – «è necessaria una riflessione profonda di tipo culturale, perché il rischio è che la faccia da padrone un approccio riduzionistico, che vede lo straniero solo come chi viene a chiedere risorse economiche, o ancora che trovi spazio la teorizzazione sul fatto che non c’è posto per lo straniero nella polis, perché in quanto diverso “decentra”».

A cura di Roberta Voltan

 

Informazioni su Amedeo Levorato

Consulenza gestionale e direzionale d'impresa
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